Confessioni di uno schiavo III di DivinaArches - Racconti Regali - FemDom il Regno

 
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Confessioni di uno schiavo III

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confessioni di uno schiavo ( parte terza)

Mi sono sempre detta tra me e me che con le tante "confessioni" ricevute di fantasie femdom avrei potuto prima o poi scrivere un libro. Be', un libro non lo scriverò mai, ma trovo intrigante e simpatico riportarne alcune in questo sito..."

 

Dottoressa sadica.

 

Legato ad una sedia, caviglie, polsi, braccia. Immobile.
La padrona sta armeggiando in cucina, il piano cottura è diventata un perfetto porta-arnesi-da-tortura. Il giorno prima mi aveva promesso  di divertirsi usando il mio corpo per giocare con gli aghi, simulando una visita medica. Vestita con un camice bianco, con scarpe e biancheria adeguata, versione; sadica dottoressa, mi sta ricordando che sarei rimasto suo soltanto se avesse avuto buon esito la visita medica, ricca di prove di resistenza per il mio fisico e il mio orgoglio.
Ride la padrona mentre parla e mi accarezza con il frustino, ovunque, lentamente. Mi guarda, mi tocca dappertutto, esprime ammirazione per il mio tanga di pizzo prima di strapparlo e da' una strattonata alla catenella che tramite le mollette e' attaccata ai miei capezzoli procurandomi un dolore lancinante che mi fa emettere un mugolio di dolore al quale segue una sua risata di soddisfazione.
Non ha fretta la Padrona, si accende con calma una sigaretta che spegnerà sulla mia spalla destra. Adesso come premio per essere stato un buon posacenere ho l'onore di ingoiare il mozzicone.
Va verso gli attrezzi e torna con delle pinzette metalliche di varie dimensioni e degli aghi. Comincia con mettere le pinze piu' grandi sulla pelle del pene e sullo scroto, mentre con le piu' piccole si accanisce sulla cappella concentrandosi su quella parte dove la cappella stessa si unisce al pene creando quel lembo di carne perfetto per questi piccoli morsetti infernali.
Mostro il mio dolore per il morso delle pinze metalliche e poi il mio timore, mentre sento che scarta gli aghi. Quando Lei si avvicina, sento la punta dell’ago premere sulla pelle, chiudo gli occhi e stringo forte i braccioli della sedia. Fa sempre male l’ago, soprattutto quando esce, è un dolore che sa di penetrazione, di possesso.
Si allontana solo un attimo, per tornare con una candela nera: "Adesso usero' il tuo cazzo come porta candela." Inizia facendo colare la cera sui capezzoli e sulla pancia. E quando, nonostante il dolore delle pinzette metalliche il mio pene torna in piena erezione la Padrona ci lega la candela con dei legacci molto fini. Fissata la candela al suo posto arriva il momento di accenderla e aspettare che la cera cominci a colare. La Padrona va a prendere una sedia e si mette seduta davanti a me, come a seguire uno spettacolo in tv. Lo vedo, lo sento che si sta divertendo godendosi lo spettacolo mentre comincio a contorcermi per il contatto della cera sul mio pene. Soddisfatta del trattamento con la cera spegne la candela e comincia a frustarmi, schiaffeggiarmi, sputarmi in faccia e umiliarmi verbalmente, mentre io inizio a sbavare dalla ball gag dopo infiniti tentativi di ingoiare la saliva.
Improvvisamente la Padrona si ferma immobile, fa un passo indietro, mi guarda e sorride con dolcezza: "Sei ancora mio", mi dice avvicinandosi nuovamente a me e carezzandomi i capelli.
Mi slega, liberandomi anche la bocca. Per qualche minuto non sono in grado di parlare. Lecco la Sua mano, incapace di esprimere altrimenti la mia gratitudine.
Spero l'abbia sentita...

Continua.

(racconto liberamente ispirato alla fantasia di uno schiavo)

 

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