Glossario BDSM: Sadismo - FemDom il Regno

 
Ultimo aggiornamento 20/07/2020 10:19:50

Sadismo

E' una parafilia consistente nel trarre piacere dall'infliggere dolore fisico o umiliazioni psicologiche ad altri soggetti. Tradizionalmente combinato con il masochismo è chiamato, complessivamente, sadomasochismo(SM). In realtà, secondo alcuni studi fra cui quelli del filosofo francese Gilles Deleuze, la relazione fra sadico e masochista è impossibile, essendo il primo coinvolto in una sorta di operazione destrutturante del potere nella relazione(quindi facendo saltare ogni possibile accordo), laddove il secondo è piuttosto attratto dalle forme di istituzionalizzazione della relazione all'interno di una cornice contrattuale.

Pertanto il sadico, tendenzialmente, al di fuori di una cornice minima regolamentare come quella detta del SSC (sano sicuro e consensuale, tipica delle relazioni BDSM) può spingere la sua azione fino a soprassedere o rinunciare al consenso esplicito della "vittima" dei suoi gesti, o addirittura, nei casi di sadismo patologico, fino a oltrepassare i limiti della legalità rendendosi responsabile di atti lesivi dell'integrità psicofisica o addirittura della vita di colui o colei sul quale agisce.

Il termine deriva da Donatien-Alphonse-François de Sade, meglio conosciuto come Marchese de Sade (2 giugno 1740 - 2 dicembre 1814), aristocratico francese autore di diversi libri erotici e di alcuni saggi filosofici, in cui è evidenziata la figura del sadico come individuo capace di compiere, con scientifica razionalità, ogni sorta di azione volta al male, rifiutando ogni limitazione imposta dalla morale comune e riconoscendo come unica legge il perseguimento e l'accrescimento del proprio personale piacere.

Tra la fine del XVI secolo e l'inizio del XVII, visse in Ungheria la bella Erzesbet Báthory (1560/1614), detta anche, più facilmente, Elisabeth, imparentata per via paterna coi regnanti di Polonia e con la famiglia del più celebre Stefano Bathory. Morto il padre in tenera età, si sposò giovanissima, a soli quindici anni col nobile conte Ferencz Nadasdy, che le diede quattro figli. Una delle passioni della contessa e del suo consorte era la magia nera. Il loro castello di Csejthe, in Ungheria settentrionale, divenne un punto di riferimento per maghi, streghe e alchimisti, che non potevano praticare liberamente, perseguitati dall'inquisizione. Presto, uno dei più grandi sogni di Erzesbet fu quello di scoprire il segreto dell'eterna giovinezza. Iniziò a far rapire giovani ragazze vergini dai paesi intorno al suo castello, che sottoponeva a rituali erotici e sanguinolenti. In preda a crisi nervose, era solita malmenare violentemente tali giovani, con lo scopo di "guarire" dal suo malessere, che probabilmente era anche psicologico. Infatti, l'unico modo per stare bene, era proprio quello di "violentare" le fanciulle rapite. In preda a un'estasi mistica derivata da tali atti, la contessa uccideva le sue vittime, per poi fare il bagno nel loro sangue. Inoltre, era dedita a vampirismo. Tra gli aristocratici di quel tempo, e non solo in Ungheria, era diffusa la credenza che fare il bagno nel sangue di giovani vergini potesse prolungare la vita e mantenere giovani. Anche in Italia, i conti Borromeo erano dediti, si sospetta, a tali pratiche, nelle loro ville della Lombardia. I suoi delitti durarono per anni. Quando una delle vittime riuscì a fuggire dalle segrete del suo castello, ebbe inizio il declino della Sanguinaria contessa. Dovette intervenire il re Mattia II d'Austria, che già sospettava qualcosa di terribile, ma fino ad allora aveva ritenuto opportuno non agire. Il 30 dicembre del 1610, Erzesbet Bathory venne arrestata. Gyorgy Turso, capitano delle guardie reali, prese possesso del castello di Csejte e inorridì quando scoprì i resti di centinaia di vittime nei suoi sotterranei. Molte ragazze furono ritrovate vive, prigioniere nelle carceri. Alcune di esse presentavano delle ferite, alcune gravi, altre più lievi. Al termine del processo che interessò la contessa e i suoi complici, vennero contate 610 vittime. Coloro i quali le erano rimasti fedeli vennero condannati al rogo con l'accusa di stregoneria. La pena della contessa venne commutata in segregazione a vita nella sua camera del castello di Csejthe. Nel marzo del 1614 venne murata, ma continuò a ricevere cibo ogni giorno da un piccolo passaggio nella parete, finché non venne ritrovata morta dopo cinque mesi. Non rivelò mai a nessuno con esattezza lo svolgersi dei sanguinosi riti che la videro protagonista all'interno del suo castello, portandosi tali segreti con sé nella tomba.

(fonte:internet)

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