Attenzioni di amanda - Angolino delle sissy - FemDom il Regno

 
Attenzioni
Pubblicato in: Angolino delle sissy

Attenzioni

Sissy Maid


Ciao Amanda, che fai?

Il messaggio apparve sul cellulare. Come sempre c'erano Persone i cui messaggi arrivavano e apparivano a qualsiasi ora del giorno e della notte. Gli altri erano solo conoscenti, più o meno importanti.

I miei ossequi Signora: ho giusto finito di fare un lavoro.

Il sangue sembrava già ribollire nelle vene. Non per chissà quale motivo: era semplice il pensiero di aver ricevuto delle attenzioni. Quello passato, per un motivo o per un altro, è stato un periodo decisamente difficile.

Sei riuscita a fare quella cosa che ti avevo chiesto?

Gli occhi al soffitto per ricordare esattamente che cosa fosse, prima di rispondere.

Sì, tutto fatto e provato.

Curioso, perché la convinzione di averlo già comunicato era assoluta. Ma non era rilevante: ad ogni domanda, la sua risposta. Era decisamente l'ultimo dei problemi quello di rispondere alle domande.

Di solito.

La risposta che arrivò era un cuoricino seguito da un bacio.

Un brivido di piacere attraversò la schiena. Compiacere e soddisfare qualcuno era una sensazione unica nel suo genere, il resto era tutto di contorno e basta.

Allora vieni da Me stasera: voglio darti qualcosa.

Questa era una novità. Il cuore salì in gola.

Sebbene sul lavoro l'attenzione e la professionalità rappresentino un assoluto impresindibile, timidezza ed insicurezza dinanzi a Lei erano emozioni che sovrastavano l'autocontrollo.

Alle 19 va bene, Signora?

Sì. Ti aspetto.

Un altro cuoricino, un altro bacio.

Un altro sorriso.

Che sensazione meravigliosa, quella di osservare il Suo compiacimento.

Riuscire a non pensare a quell'invito fu difficile, anche se mancava ormai poco. La mente si faceva offuscata, i pensieri turbinavano senza un attimo di pace o pietà. 

Non pensare: quanto sarebbe bello riuscire a provare di nuovo quella sensazione in cui i pensieri sono sotto controllo. Poterli fermare o poterli acquietare per qualche tempo e trovare il silenzio.

Mancavano dieci minuti alle sette di sera, il dito già sul citofono della piccola villa.

Entra.

Il cuore batteva almeno due volte tra un passo e l'altro, le mani sudavano e tremavano. Non c'era alcuna aspettativa strana, probabilmente sarebbe stato un caffè insieme, magari un sushi. Eppure le voci nella testa parevano quelle di un parlamento in subbuglio: tutti agitati, tutti contrariati, tutti contro tutti. Ognuno con la sua opinione, ognuno con il proprio ideale in mente.

L'aria dell'appartamento era intrisa di un vago aroma di vaniglia.

Comparve Lei: aveva appena finito di fare esercizio. Indossava un paio di leggings grigi e una maglietta della stessa tonalità. Il completo metteva in risalto le curve del Suo corpo, il viso e la pelle imperlata di sudore la faceva brillare sotto la luce calda dell'appartamento. Gli occhi e le labbra sorridevano cordialmente.

Entra pure, siediti. Io mi do una sciacquata e arrivo.

Si allontanò e scomparve dietro la soglia di una porta.

Su un tavolino accanto ad una grande finestra era appoggiato un computer portatile. La finestra sembrava un quadro che ritraeva il grande giardino pieno di fiori che c'era al di là di essa.

Il divano in pelle era freddo al primo contatto, al punto di scatenare un intenso brivido di freddo prima di trovare la temperatura ideale.

Le mani intrecciate tra di loro erano sudate e gelate.

Fottuta timidezza.

Il viso era invaso di fiamme per l'agitazione.

Senza una precisa ragione.

Lei tornò. Indossava un altro paio di leggings e una maglietta leggera.

Tese la mano sorridendo.

Vieni.

Mi accompagnò accanto alla piccola scrivania che si affacciava sulla finestra che si affacciava sul giardino.

Problemi con il computer?

Gli occhi di Lei non lasciavano spazio all'immaginazione. Erano così intensi che un'altra vampata di caldo e imbarazzo scaturì dalla pancia, rendendo il viso porpora.

Siediti.

La poltrona ebbe lo stesso effetto del divano. Un brivido mentre la pelle trovava il suo equilibrio con la temperatura.

Si mise dietro di me, abbassandosi per parlarmi a bassa voce.

La voce scorreva come fosse brezza, era leggera e soave, ma tagliente e intensa allo stesso momento.

Hai fatto un sacco di cose per Me.

Un altro brivido attraversò la schiena.

Quando facevo qualcosa per Lei, significava che era qualcosa che Voleva. Con la "V" maiuscola. Non era obbligo, anche se appariva come tale. Era il fatto di essere io a poterlo fare a cambiare le cose.

Un profondo respiro.

Sentii le Sue mani sulle spalle, il calore del Suo respiro sull'orecchio.

Quanti giorni sono che non godi, Amanda?

Come se le Sue mani fossero fonte di un elettro-shock, sentii i muscoli del corpo irrigidirsi. Divenni una statua di pietra con un cuore che batteva all'impazzata. Il viso in fiamme, il respiro mozzato in gola al punto di non riuscire a parlare.

Le mani di Lei strinsero la presa e le unghie affondarono nella carne. Non con violenza, ma abbastanza da sentirle.

Abbassò ancora di più la voce, sussurrando ancora più sensualmente.

Quanti giorni sono che mi scrivi che vorresti godere...

Si spostò con lentezza esasperante. Sentii il Suo respiro sulla nuca, prima che arrivasse all'altro orecchio. Stavolta sussurrò soffiando direttamente nell'orecchio.

Quante settimane sono che la mia troia non gode?

Deglutii.

Come unico segno di senziente azione che potessi compiere. Nella testa c'era solo la Sua voce, le Sue parole, il Suo timbro. Il resto era stato spazzato via da quel sussurro.

Lei rimase lì, a contemplare il Suo operato. Un solo sussurro per rendere completamente inerme quella persona che, di giorno, probabilmente aveva passato la mattina in un tribunale o chissà quale altro luogo.

Sorrise.

Fuori una persona così diplomatica, di sera o in privato con Lei, una troia che si lascia manipolare come se nulla fosse, incapace di proferire parola.

Le mani allentarono la presa divenendo un leggero massaggio. I muscoli delle spalle erano così tesi e contratti da causare brividi intensi a qualsiasi movimento.

Mugolò divertita e soddisfatta.

Sono due settimane, vero... Amanda?

Mugolai. Mantenere la quiete era impossibile. Il cuore batteva così intensamente da annebbiare il pensiero.

Ventun giorni... ho controllato, sai? Me lo hai scritto giusto ieri...

Prese il telefono, mi cinse il collo con le braccia. Il calore del Suo corpo invase la mente, potevo sentire ogni singolo respiro o battito del Suo cuore mentre mostrava lo schermo del Suo cellulare.

Vedi? Lo scrivi qui...

Spostò il dito per evidenziare un messaggio.

Qui dove ti chiedo "da quanti giorni non gode la Mia cagna in calore"

Mi agitai sotto il Suo peso.

E la mia troia mi ha scritto che erano venti giorni. Quindi oggi, sono ventuno. Ho sbagliato a fare i conti?

La testa si affrettò a negare.

Il conto era giusto.

Si adagiò su di me, fingendosi pensierosa.

Ventuno... ventuno... mmm

Le Sue dita sbottonavano la camicia che indossavo dalla mattina, perché andai lì subito dopo il lavoro.

Ho avuto un'idea. Stai qui.

La Sua voce aveva un ché di perfido.

Sparì per qualche istante, prima di tornare. Non mi mossi, fissando il Suo riflesso nella finestra di fronte alla scrivania. Tornò con in mano una serie di cose. Girò la mia poltrona per potermi osservare e mi porse un completo intimo, un collare e una parrucca.

Spogliati e indossa queste.

Mi girati verso la finestra: poco lontano c'era un'altra casa, fuori era ancora chiaro.

Deglutii.

Avanti cambiati: saranno cazzi miei se invito a casa mia una puttana o meno, no?

Sorrideva. Quel sorriso disarmante che era ancora più truce quando iniziava a trattarmi come mi aveva ammaestrato.

Come un oggetto a Suo esclusivo uso, consumo, piacere e divertimento.

Tolsi gli indumenti, li appoggiai sulla poltrona.

No no, dalli a me.

Li prese e li portò via, scomparendo di nuovo nella Sua stanza. Quando tornò indietro, chiuse dietro di sé la porta e tornò di fronte a me.

Non ti serviranno per un po'. Se vuoi uscire... puoi uscire con quelli!

Soghiggnò osservandomi in una camicetta di raso, calze a rete, perizoma e parrucca nera a caschetto. Mi fece cenno di sedermi sulla poltrona.

Aprì un sacchettino che aveva portato ancora prima.

Mi legò le braccia ai braccioli della poltrona. Mi mise un collare al collo e legò il guinzaglio dietro lo schienale, così da costringermi a rimanere sempre seduta diritta. Un paio di grossi orecchini ciondolanti si appesero ai lobi delle orecchie.

Mi guardò diritta negli occhi, sorridendo, mentre iniziava a mettermi un po' di fondotinta, quindi si dedicò per diversi minuti agli occhi e per finire alle labbra. Mi disse di chiudere gli occhi, prima che una lieve nebbiolina mi invadesse il viso. Mi mostrò il flaconcino che riportava una bella scritta "primer: per una tenuta di otto ore di trucco".

O qualcosa del genere.

Così non va via il trucco.

Coprì di nuovo le labbra con un lucidalabbra, prima di allontanarsi e ammirare il Suo operato.

Girò di nuovo la poltrona, quindi mi abbracciò da dietro. Il telefono in mano mostrava lo schermo mentre stava per scattare un selfie.

Sorrise divertita.

Sentii qualcosa scritto sul telefono e il suono che faceva quando inviava un messaggio. Si avvicinò di nuovo, abbracciandomi e mostrandomi il telefono.

Leggi.

Gli occhi fissi sullo schermo mentre osservavo la schermata. Il selfie filtrato rendeva entrambe difficilmente riconosibili, ma era il messaggio ad avermi tolto il fiato.

Leggi bene...

Deglutii tremando mentre sentivo il Suo respiro soffiarmi contro l'orecchio.

 

Questa sera... questa cagna potrebbe godere dopo ventun giorni di calore e negazione. Ma solo a queste condizioni:

Venite a vederla su questo sito mentre si contorce nel leggere i vostri commenti. Amanda sarà contenta di sentire i vostri vocali, leggere i vostri commenti, succhiare i vostri cazzi... quello che volete.

Passate parola, maiali!

Lei è Amanda, e per questa sera sarà la vostra troia.

Se riceverà almeno cento like per ogni giorno di negazione e altrettanti messaggi, potrà godere in diretta. Altrimenti...

 

Ti piace? Te lo sei meritato, hai lavorato così tanto per Me...

Sussurrava quelle parole infondendo un terrore inarrestabile nella mia mente.

Allungò la mano verso il computer che si accese. Era già acceso sul sito pubblicizzato. L'occhio cadde sul lato dello schermo: c'erano già dieci persone nella chatroom.

Ora avrai tutte le attenzioni che volevi: leggerai tutti i messaggi che ti manderanno e ti ecciterai come la troia che sei e chissà. Se raggiungi il tragaurdo potrai anche godere... sempre che tu non venga solo a farti umiliare... buona serata cagna...

Accese la webcam, si allontanò per guardare la TV in camera Sua. Lasciandomi lì, mentre le scritte iniziavano a scorrere.

Guardate, che troia, ce l'ha già duro ed è appena entrata in cam

Era solo uno dei primi commenti che riuscii a leggere.

 

Quattro ore dopo, Lei tornò a controllare la situazione.

Mi guardò.

Tesoro, mi dispiace... hai mancato l'obiettivo...

Mi slacciò le braccia e allentò il guinzaglio, facendomi alzare. Mi invitò a mettermi in ginocchio.

Lecca via i tuoi umori, quarda quanto hai sbrodolato, troia!

Dopo avermi fatto leccare la poltrona, si sedette e mi fissò tenendomi per il guinzaglio. Sorrideva, con quel Suo sorriso sadico e ricolmo di perverso piacere.

Chiuse il computer, si sfilò i pantaloni e si accomodò di nuovo sulla poltrona.

Tu non hai goduto. Pazienza. Mettiti al lavoro, perché Io, al contrario, voglio godere.

 

Crollai dal sonno sul Suo divano, sotto una coperta in pile.

L'aroma dei Suoi umori mi accompagnarono. Le parole e i messaggi di quelle decine di persone in chat schiaffeggiavano la mia mente facendomi tremare e vergognare.

Ma le voci... quelle erano svanite.

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